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Il dilemma energia secondo Napolitano 
Non sta scritto da nessuna parte che un Presidente della Repubblica debba essere un intenditore di energia e ambiente, però mi sembra curioso quanto afferma Napolitano. Grandi paroloni sul rispetto per l'ambiente e per le generazioni future, ma poca sostanza. Magari un discorso meno articolato e un invito ai ministri a fare un piano energetico serio anche da noi sarebbe senza dubbio qualcosa di più efficace. Persone e istituzioni vecchie si sa, non apportano nulla di nuovo..


Non ho letto il discorso del Presidente Napolitano, ma sul problema dell’energia e dell’ambiente il mio pensiero è il seguente:
L’Italia,” nave senza nocchiero in gran tempesta ,”
di fronte al problema energetico nazionale e per la difesa dell’Ambiente.
(Sulla necessità di predisporre e rendere operativo, al più presto possibile, uno strumento informatico valido ed efficace per una corretta gestione del Sistema energetico - ambientale del Paese)
1 – Premessa
Il problema dell’energia e dell’inquinamento ambientale è, ormai, oggetto di analisi e di critica su tutti i mezzi di informazione, nazionali ed esteri.
Essi riportano, ogni giorno, le opinioni delle diverse correnti di pensiero, che sono tutte concordi sull’urgente necessità di utilizzare, quanto più possibile, fonti di energia diverse da quelle di origine fossile (petrolio, gas naturale e carbone), tradizionalmente utilizzate, essendo, queste, inquinanti, di limitate disponibilità e sempre più costose.
Discordi (e spesso divergenti) sono, invece, le opinioni degli esperti, e delle Autorità di Governo , sulle diverse fonti energetiche, che è possibile utilizzare, per quanto riguarda:
- le quantità, di ciascuna fonte energetica primaria, disponibili in natura, e le difficoltà connesse al loro approvvigionamento e al loro utilizzo;
- i prodotti per gli usi finali, per la cui produzione è più conveniente sfruttare ciascuna fonte energetica;
- l’impatto ambientale connesso al trattamento della fonte e al consumo dei prodotti energetici resi;
- i costi necessari per l’approvvigionamento della fonte, per la produzione e quindi per la distribuzione dei prodotti di consumo, da essa ottenibili.
Ovviamente, tale situazione rende sempre più difficile, oltre che oneroso per tutti i cittadini, assicurare al Paese la copertura del fabbisogno energetico, necessario per il suo sviluppo, e il contenimento delle emissioni inquinanti, come richiesto dal Protocollo di Kyoto.
Le ragioni più significative, che mettono in evidenza tali difficoltà sono le seguenti:
a) Ancora oggi l’energia necessaria per lo sviluppo, economico e sociale, di ogni Paese al mondo (soprattutto di quelli maggiormente industrializzati o in via di sviluppo), proviene, in massima parte, dagli idrocarburi fossili (gas naturale, oli greggi e carbone), la cui disponibilità sui mercati è regolata dai Paesi produttori in base alle loro convenienze.
Di conseguenza, qualsiasi evento negativo (quale può essere: una crisi nei rapporti fra paesi produttori e paesi consumatori, un atto terroristico, una calamità naturale, ecc.), può dare luogo, in ogni momento, alla riduzione o al blocco totale (più, o meno prolungato) delle forniture di risorse energetiche primarie, che il paese produttore, coinvolto dall’evento, deve (in base agli accordi contrattuali precedentemente convenuti) ai paesi consumatori contraenti, causando, di conseguenza (come l’esperienza insegna) una crisi energetica non prevista e tanto più grave, quanto maggiore è il fabbisogno di energia da soddisfare.
b) A tal proposito, è logico rilevare che ogni Paese (più o meno civilizzato) tende sempre a migliorare le condizioni di vita del cittadino, promuovendo e sostenendo, con i mezzi di cui dispone, lo sviluppo economico e di progresso sociale di tutta la sua popolazione.
Ciò comporta, necessariamente, un adeguamento continuo di tutte le strutture, di cui si compone il sistema economico/produttivo nazionale, il quale deve assicurare a tutti i cittadini beni e servizi in quantità e qualità sempre crescenti.
Di conseguenza, devono aumentare i consumi energetici e, con essi, l’inquinamento ambientale (in particolare se i prodotti energetici per gli usi finali continueranno ad essere ottenuti, solo o in massima parte, dalle fonti energetiche fossili tradizionalmente utilizzate).
Ma, se si tiene presente che le quantità delle risorse energetiche tradizionali sono limitate, è ovvio che le disponibilità di tali risorse, sui mercati, è destinata a ridursi nel tempo e quanto meno saranno le quantità disponibili, tanto più aumenteranno (e in modo vertiginoso ed imprevedibile, come già oggi tutti possono constatare) i loro costi di approvvigionamento.
c) Poiché non c’è possibilità di sviluppo, senza adeguate disponibilità di risorse energetiche, per soddisfare il crescente fabbisogno di energia, in sostituzione delle fonti fossili tradizionali si potrebbe fare ricorso al combustibile nucleare (fonte, anche questa, certamente non inesauribile).
Anche se possibile, oggi questa alternativa è ritenuta ancora molto rischiosa, oltre che costosa, poiché le tecnologie, attualmente disponibili per l’utilizzo di tale risorsa, per quanto avanzate, non sono ritenute sufficientemente affidabili per consentire di guardare al prossimo futuro con meno preoccupazione.
Di conseguenza, la scelta di ricorrere al combustibile nucleare (come pure al carbone, essendo questo fortemente inquinante) in modo sostanziale e significativo per soddisfare il crescente fabbisogno di energia, potrà essere presa in considerazione solo in assenza di alternative diverse (quali possono essere le fonti rinnovabili, che allo stato attuale sono ancora in via di sviluppo, ma che riscuotono sempre maggiore attenzione ed interesse).
d) La complessità del problema energetico, inoltre, è tale da rendere inutile e vano qualsiasi tentativo volto alla ricerca di una soluzione definitiva, valida per tutti i Paesi
Si può (e si deve) solamente tentare di gestire il problema come meglio possibile, anche se le criticità crescono di giorno, in giorno (a volte anche in modo imprevedibile) e, di conseguenza, la gestione diventa sempre più difficile per tutti i paesi consumatori.
La situazione di oggi, infatti, mette in chiara evidenza la gravità del problema; basta osservare come, e quanto fortemente, ogni variazione del costo del barile di petrolio ( che ormai ha superato abbondantemente la soglia significativa dei 100 dollari), incide sulle economie di tutti i Paesi del mondo.
E’ certo, inoltre, che tale situazione continuerà ad aggravarsi, col rischio di mettere in crisi, in ogni momento e con conseguenze disastrose, i rapporti fra Paesi produttori e Paesi consumatori (ciò almeno finché la ricerca scientifica non consentirà di rendere disponibili fonti energetiche alternative a costi competitivi e in quantità sufficienti per soddisfare la domanda, sicuramente crescente, di energia nelle forme in cui gli usi finali la richiedono).
[A questo fine, non può essere trascurato, in primo luogo, lo sfruttamento dell’energia solare, unica fonte inesauribile di energia pulita e disponibile sempre in tutti i paesi del mondo ed in particolare nei paesi delle fasce tropicali del nostro pianeta]
2 – La gestione del problema energetico – ambientale
Le difficoltà, che la gestione del problema energetico comporta, sono dovute alle tante e diverse variabili di cui è necessario tener conto (da quelle di carattere politico, sociale ed economico, derivanti dalla necessità di soddisfare le esigenze del cittadino, a quelle di carattere tecnico- scientifico, relative sia all’approvvigionamento delle fonti energetiche primarie necessarie, sia alla ricerca e alla messa a punto delle tecnologie più idonee per produrre i beni e i servizi atti a soddisfare le crescenti esigenze del cittadino e a contenere le emissioni inquinanti entro i limiti stabiliti da Protocollo di Kyoto).
Certamente, non è possibile soddisfare i fabbisogni del cittadino (alimentazione, casa, lavoro, mobilità, ecc ) e migliorare il suo livello di vita, senza la disponibilità delle risorse energetiche necessarie.
Ma è anche necessario osservare quelle regole virtuose e quei comportamenti sociali, che consentono di ridurre gli sprechi e di utilizzare nel modo più efficace, e meno dispendioso possibile, l’energia nelle diverse forme, in cui essa viene resa disponibile per gli usi finali
A questo proposito, infatti, il Presidente dell’Autorità Italiana per l’Energia, prof. A. Ortis, già lo scorso anno, faceva notare che: “ oltre ad una opportuna diversificazione equilibrata delle fonti (energetiche), si deve puntare anche all’uso razionale dell’energia, sorgente virtuale ma molto virtuosa per le nostre tasche, per contenere la dipendenza dalle importazioni e per sempre meglio tutelare l’Ambiente “, ciò con l’obiettivo di contribuire tutti “ad un vero sviluppo sostenibile, fatto anche di sistemi energetici sempre più sicuri, affidabili, economici e rispettosi dell’Ambiente” (dal Corriere Economia del 18/6/07).
Tuttavia, un piano (o una direttiva) per razionalizzare l’utilizzo dell’energia nel suo complesso (dalle fonti primarie ai prodotti di consumo) non è stato ancora indicato e neppure è stato precisato l’organo competente che deve provvedere al tal fine.
Così, a poco più di un anno, lo stesso prof. Ortis ha dovuto annunciare nuovi ulteriori rincari (e certo non gli ultimi) dell’energia elettrica e del gas, a causa, come sempre, dei costi, costantemente crescenti, di approvvigionamento delle fonti di energia tradizionali.
Il dott. S. Zecchini, presidente del Gme (Gestore del mercato elettrico) lamenta, invece, la carenza di un quadro normativo adeguato, perché l’Italia possa conseguire, nei tempi previsti, gli obiettivi stabiliti, nell’ambito del protocollo di Kyoto, dall’Unione Europea, facendo rilevare “i limiti della politica, che al momento non riesce a fornire regole e risorse all’altezza della sfida” (dall’inserto.: Affari e & Finanza” de “La Repubblica” del 14/04/08).
Ovviamente, per razionalizzare l’uso dell’energia e predisporre i provvedimenti più efficaci per la tutela dell’Ambiente, è necessario valutare preventivamente:
a) i fabbisogni dei prodotti energetici (in termini di tipologia e quantità) per gli usi finali, necessari alle singole Regioni geografiche (ciascuna delle quali , oggi, è considerata un’area di domanda a se), in base ai rispettivi piani poliennali di sviluppo, periodicamente elaborati (la qual cosa le Regioni sono in grado di fare, disponendo già dei mezzi idonei per l’elaborazione dei rispetti Piani Energetici Regionali);
b) le quantità di emissioni inquinanti, rilasciate in atmosfera, sia per la produzione, sia per il consumo dei prodotti energetici richiesti per soddisfare i fabbisogni previsti (quantità che non devono superare i limiti recentemente stabiliti dall’Unione Europea, per ciascun Paese aderente, per la salvaguardia dell’Ambiente).
Infatti, una volta noti i fabbisogni energetici (elaborati periodicamente) delle singole aree di domanda presenti nel territorio nazionale, e l’inquinamento ambientale, causato dai prodotti energetici di consumo (da utilizzare per soddisfare tali fabbisogni) al fine di poter gestire in modo corretto ed efficace il Sistema energetico – ambientale nazionale, la prima domanda, alla quale bisogna dare una risposta attendibile, è la seguente:
- di tutte le diverse risorse energetiche (rinnovabili e non), che il Paese può utilizzare (naturalmente nei limiti delle quantità disponibili), quale fonte primaria di energia, in quale quantità e in quale area geografica è più opportuno e conveniente (anche dal punto di vista strategico) utilizzarla, perché possa essere sfruttata nel modo più razionale, economico ed ecologico possibile,?.
3 – Il supporto dell’Informatica per una gestione razionale ed efficace del Sistema energetico – ambientale del Paese
Se ora si tiene conto della gravità dei problemi riportati nella premessa e, insieme, della complessità e delle difficoltà, che la gestione del Sistema energetico – ambientale del nostro Paese comporta, appare chiaramente difficile (e forse impossibile, allo stato attuale) poter definire, a livello nazionale, un piano di interventi (e le relative modalità attuative) tale da rendere credibile e realistica (dal punto di vista operativo) una risposta alla domanda sopra formulata (anche perché, date le attuali condizioni di mercato, alla fine sono sempre i Paesi Produttori e le Società energetiche gli operatori principali che regolano il mercato delle fonti primarie e che stabiliscono quantità, prezzi e destinazioni delle risorse disponibili).
Tuttavia, un modo, per mettere il Paese in grado di superare tali difficoltà, è possibile col supporto di nuovi strumenti informatici appositamente predisposti.
Oggi, infatti, è certamente è possibile disporre dei mezzi e delle conoscenze necessari e sufficienti per mettere a punto e rendere operativo, in tempi possibilmente brevi, uno strumento informatico (quale può essere un Modello matematico) capace di simulare, in modo abbastanza vicino alla realtà, il Sistema Energetico- Ambientale nazionale, nel suo complesso (prendendo, quindi, in considerazione la sua articolazione sull’intero territorio nazionale, con tutte le caratteristiche degli impianti tecnologici, che lo compongono, i relativi limiti strutturali, i limiti endogeni ed i vincoli esogeni da rispettare e i diversi fabbisogni energetici delle aree di domanda da soddisfare).
Il Sistema è certamente molto complesso, per cui è prevedibile che l’analisi funzionale di tutte le sue componenti (dai materiali trattati, ai cicli di lavorazione) richiederà uno sforzo non indifferente, ma non insostenibile (infatti, esperienze analoghe, sono state già vissute in un passato non molto lontano).
In ogni caso, per realizzare un Modello matematico del ”Sistema Energetico - Ambientale” nazionale, adeguato alle esigenze attuali, oggi è possibile usufruire di metodologie di Ricerca Operativa molto più avanzate e di tecnologie di calcolo molto più potenti, efficaci e di facile utilizzo, oltre che di più vaste conoscenze ed esperienze in campo scientifico e tecnico.
Evidentemente, una volta messo a punto e reso operativo, il Modello potrebbe essere utilizzato non solo per razionalizzare l’uso dell’energia e ridurre l’impatto ambientale (con tutti i benefici economici che ne conseguono), ma anche (e in particolare) per:
- predisporre e monitorare, nel tempo, piani energetici compatibili con le strategie di sviluppo del Paese e con i vincoli ambientali, stabiliti dal protocollo di Kyoto;
- valutare quali, dove e in quale entità è possibile, e conveniente, incentivare l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, disponibili sul territorio nazionale, nel tentativo di ridurre, per quanto possibile, il ricorso all’estero per l’approvvigionamento delle risorse energetiche necessarie per lo sviluppo del Paese ;
- valutare preventivamente gli effetti di una eventuale crisi energetica, in modo da poter predisporre, in tempo utile, le misure necessarie per evitarla o per limitarne le conseguenze negative sull’economia nazionale.
Date queste premesse, è indubbio che solo col supporto di uno strumento, come quello sopra indicato, è possibile sperare che gli Organi di Governo riescano a predisporre “un piano dettagliato e credibile del mix energetico, che si vuole ottenere da qui ai prossimi dieci anni” (come richiede il Gestore del mercato elettrico), per consentire al Paese uno sviluppo sostenibile e compatibile con gli obiettivi ambientali del protocollo di Kyoto (per raggiungere i quali l’Unione Europea ha fissato precise scadenze).
A questo proposito va detto che il problema dell’approvvigionamento energetico e della tutela dell’Ambiente non riguarda solo dell’Italia (che, come è noto, più degli altri Paesi soffre della carenza di fonti autonome di energia primaria), ma di tutti i Paesi, più o meno industrializzati, ciascuno dei quali tenta di gestire il problema come può, secondo le proprie possibilità e convenienze.
Di conseguenza il Paese, il cui sistema industriale è causa di inquinamento ambientale in quantità superiore ai limiti ad esso consentiti, piuttosto che ridurre le proprie attività produttive, con tutta certezza troverà più conveniente pagare a costi concordati (come consente il Protocollo) le quantità inquinanti, prodotte in sovrappiù, al Paese, che ne ha capienza (sempre nei limiti ad esso concessi e non raggiunti), il quale tuttavia, anche se virtuoso, dovrà subire comunque le conseguenze negative, causate dall’inquinamento ambientale prodotto dai Paesi meno virtuosi.
Queste situazioni, se possono apparire ingiuste dal punto di vista etico, nella pratica diventano inevitabili; di conseguenza, per salvaguardare la vivibilità dell’Ambiente, deve essere impegno primario di tutti i Paesi contenere le rispettive emissioni inquinanti, rilasciate in atmosfera, nei limiti stabiliti dal Protocollo di Kyoto.
Per questo motivo è essenziale che ogni Paese sia messo in grado di utilizzare strumenti (come quello prima indicato) che consentano di pianificare e di gestire il proprio Sistema energetico-ambientale, adottando strategie di sviluppo compatibili con gli obiettivi indicati dal Protocollo.
Ramondetta ing. Giuseppe
Roma 18/04/2008
(aspetto critiche)
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